ANDREA, FOTOGRAFO E STORYTELLER

Benvenuto ad Easy Travel Hosting. Andrea, fotografo e viaggiatore. Le tue foto hanno un'intensità particolare, sia per quanto riguarda i ritratti che i panorami. Ci parleresti un po di te e di come è nato il tuo sito?

Sono un fotografo di viaggio e travel storyteller. Credo di esserlo diventato per vocazione, per un forte bisogno di viaggiare e condividere le mie esperienze. Ho iniziato perché la mia vita mi stava stretta, le abitudini quotidiane mi soffocavano e sentivo di diventare sempre meno la persona che sognavo di essere. 

Un giorno, ho deciso di dire di sì ad un invito che mi entusiasmava e spaventava allo stesso tempo e la mia vita è cambiata per sempre. La fondazione Capodarco mi ha chiesto di andare in Ecuador a fotografare la realtà di un orfanotrofio, oltre che dare una mano a ricostruire alcune zone della struttura. All’epoca ero un giovane sceneggiatore con un film tra le mani che tutti volevano produrre ma che nessuno aveva i fondi per realizzare… 

La mia vita ruotava intorno all’idea di costruirmi una carriera solida, emergere ed affermarmi. In fondo, non è questo che vogliamo tutti, essere persone di successo? L’Ecuador mi ha stravolto. Ha spazzato via il mio ego, i progetti vanagloriosi, l’egoismo che vi si nasconde dietro. Quando sono tornato in Italia, avevo in mente solo gli sguardi dei bambini che avevo conosciuto. 

Non scorderò mai la tristezza che ho provato lasciando quel gruppo di marmocchi così vivaci e gioiosi nonostante le ristrettezze di vita che affrontano ogni giorno. Ricordo che non ero riuscito a salutare una bambina prima di salire sull’autobus che mi avrebbe riportato a Roma, l’avevo cercata ma non l’avevo trovata. Mentre mi allontanavo dall’orfanotrofio, l’ho vista rincorrere l’autobus con le lacrime agli occhi per salutarmi un’ultima volta. Gridava il mio nome e salutava con la manina. In quel momento ho capito che per cambiare il mondo, bisogna stringere un legame tra le persone che lo abitano. Non ci salverà la razionalità, ma il cuore. E questo è ancora quello che cerco quando parto per un nuovo viaggio. 

Non mi chiedo tanto quali bellezze architettoniche o paesaggistiche vedrò, ma chi avrò la fortuna di conoscere e come cambierà la mia visione delle cose.

L’Ecuador mi ha dato una forte motivazione, ma solo molti anni più tardi ho avuto il coraggio di mettermi a nudo e condividere le mie fotografie e i racconti sul web. Ero in Dancalia, in Etiopia. Si tratta di una depressione desertica, con temperature che superano i 50 gradi: è stato definito il luogo più inospitale del mondo. 

Le persone che ci vivono sono tenacissime e sanno sopravvivere a tutto. Ho sentito la necessità di creare un sito che raccontasse questa realtà e l’ho fatto usando i viraggi dei colori dei film hollywoodiani. Ne sono risultate foto epiche, impressionanti, e volevo restituirle ai miei amici. 

Molti di loro mi hanno chiesto di raccontare qualcosa di più sulle mie foto ed è nato un blog di travel storytelling, che non è il classico blog di viaggi perché oltre alle informazioni sui luoghi che visito è centrale la narrazione del mio vissuto. La fortuna ha voluto che delle riviste di fotografia si interessassero a me, pubblicando le mie foto e racconti. 

L’ho interpretato come un segnale della vita che questa era la strada giusta da seguire.

Pellegrini si bagnano nel Gange, Varanasi, Uttar Pradesh, India

Parliamo di viaggi: le rotte che hai seguito non sono tra le più comuni ma sono decisamente affascinanti ed interessanti. Myanmar, Senegal, Uzbekistan ed altre ancora. Quali elementi cerchi in un viaggio?

Quando viaggio non cerco località confortevoli, mi piace invece spingermi sempre oltre la mia zona confort. Questo mi ha portato a campeggiare in Kazakhstan nel Mangystau, che è uno dei deserti più inabitati del mondo, senza potermi lavare per giorni e senza un bagno a disposizione; ma mi ha portato anche in Cina, verso la cui cultura sentivo una profonda diffidenza che volevo scrollarmi di dosso. 

Viaggiare è anche un modo per vincere la mia timidezza ed è una cura efficacissima, perché in ogni parte del mondo le persone mi hanno accolto. Ho sempre trovato tanta ospitalità, soprattutto dove le persone hanno di meno. È un luogo comune, ma è vero!

Panorama del canyon di Bozzhira, deserto del Mangystau, Kazakhstan

Se di tutti i tuoi scatti potessi salvarne solamente uno, quale sarebbe e perché? Che storia c'é dietro?

Mi stai chiedendo troppo! Forse, se fossi proprio costretto, sceglierei la foto di un bambino che ho incontrato in Cina, nelle province tibetane. Ero in visita ad un piccolissimo monastero buddista perso nelle praterie di Ganja, nel Gansu. 

Fuori dal tempio, dove i monaci modellavano candele con burro di yak, alcuni bambini giocavano tra di loro. Mi sono fermato a guardarli e mi hanno accolto come fossi uno del gruppo. 

Ad un certo punto, sono spariti dietro il monastero, per tornare qualche minuto più tardi con dei fiorellini di campo per me. Si sono messi in fila e me li hanno porti con grandissimi sorrisi. Un gesto di amicizia che mi ha commosso.

Ho scattato una foto al volo per immortalare il momento: non è una foto da copertina, ma mi scalda il cuore ogni volta che la vedo.

Cosa fai per rendere i tuoi viaggi più ecologici?

C’è un detto caro ai viaggiatori che recita “non prendere altro che foto, non lasciare altro che impronte”. È importantissimo per me: non lascio mai rifiuti al mio passaggio e non prendo campioncini di sabbia, sassi, conchiglie. 

Nel deserto del Mangystau si trovano fossili ovunque. Milioni di anni fa, la zona era sommersa da un oceano. Che succederebbe se tutti ne prendessero un dente di squalo o una conchiglia come ricordo? Non oso pensare ai danni che subirebbe l’area se vi si sviluppasse un turismo di massa. E l’ho ribadito più volte in ogni post del mio blog: non andate in Mangystau se volete preservarlo.

Un altro aspetto che reputo “ecologico” riguarda la psicologia delle persone. È importante avere rispetto di chi si incontra: non forzo mai la mano per scattare una foto. Se la persona che desidero ritrarre non vuole essere disturbata, non insisto mai. Mi scuso e mi allontano. Detesto i turisti che molestano i locali, e reputo che il malessere emotivo che generano sia una forma di inquinamento a tutti gli effetti.

Easy Travel Hosting ringrazia tantissimo Andrea per averci regalato i suoi scatti e le sue storie.

Se volete informarvi maggiormente, potete seguirlo sul sito cliccando qui. E anche sui social media!

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