24 PIÙ 1 AROUND THE WORLD
I VIAGGI DI
RICCARDO & GIULIA

Aprire un'attività, metterci passione, impegno e anche l'anima. Poi arriva il lockdown e le prospettive cambiano. Quello che era stato un sogno ora è qualcosa che ferma Riccardo e Giulia. 24 PIÙ 1 AROUND THE WORLD è la loro storia, la storia di due ragazzi che hanno lasciato tutto per girare intorno al mondo con il loro camper.

Benvenuti su Easy Travel Hosting! Potreste dirci da dove viene il nome del vostro blog e di come è nato il vostro amore per i viaggi?

Grazie! Siamo Giulia e Riccardo, siamo due viaggiatori fulltimer partiti a bordo di un camper per girare il mondo intero insieme ai nostri due cani.

24più1 Around the World, il nome che ci accompagna nella nostra nuova avventura e sui nostri canali digitali, è un elemento che ci tiene uniti alla nostra vita passata. 

24più1 era infatti il nome che avevamo scelto per il nostro bar, quando ne possedevamo uno. Per noi è il simbolo di noi due uniti nella nostra coppia: 24 è da sempre il numero preferito di Riccardo – anche perché è il giorno della sua nascita – mentre io sono nata il 25. E allora il gioco è presto fatto: “24+1”, semplicemente noi, ma stavolta Around the World. 

Non poteva quindi essere che questo il nome scelto per la nostra nuova avventura e per il blog su cui la racconteremo.
La passione per il viaggio ci ha sempre accomunati fin dalla prima vacanza insieme a Tenerife, dopo soli 5 mesi insieme, ma è esplosa con tutta la sua forza l’anno successivo, con il nostro primo viaggio on the road nelle Filippine. 

Un’esperienza tutt’altro che semplice ma che per noi è stata una folgorazione. Adoriamo questo modo di muoversi e le sensazioni che offre: viaggiare ci libera da tutti i dubbi, le timidezze e le ansie della vita di tutti i giorni. Ci fa sentire liberi e autentici. 

E viaggiare insieme on the road è per noi il massimo perché ci capiamo al volo, condividiamo la stessa idea di viaggio, ci aiutiamo a vicenda e sappiamo di poter sempre contare l’uno sull’altro, per ogni cosa.

Una vostra attività che avete deciso, dopo tanta fatica e sacrifici, di chiudere per esplorare il mondo. Cosa vuol dire prendere una decisione del genere e com'è stata la reazione di amici e parenti?

Avere un bar tutto nostro è stata la realizzazione di un sogno, ma è stata anche una prova durissima: vivevamo schiacciati dalle tante cose da fare e dall’impossibilità di fermarci anche solo per un attimo. 

Poi è arrivato il periodo di fermo forzato imposto dal lockdown, e il tempo per riflettere.  Più si avvicinava il ritorno alla normalità, meno la desideravamo. Tanto più che anche a livello economico la ripresa dopo più di tre mesi di fermo era tutt’altro che facile e scontata. 

Quindi ci siamo trovati davanti ad un bivio: vivere una vita “normale” o salvare la nostra storia dalla deriva. Abbiamo deciso che noi eravamo la parte importante, quella su cui scommettere, e abbiamo scelto di cambiare vita. Una scelta tutt’altro che facile –  significava infatti buttarsi a capofitto in un’avventura senza nessun paletto predefinito.

Abbiamo atteso un po’ a comunicarlo ad amici e parenti, chiedendoci nel frattempo come avrebbero reagito. E dobbiamo dire che le reazioni sono state molto varie.

Alcuni parenti – anche molto stretti – ci hanno stupito: ci aspettavamo che criticassero la nostra scelta richiamandoci alla “realtà” della vita “normale” ed invece ci hanno sostenuto molto entusiasticamente fino dall’inizio. Per alcuni invece la scelta è stata più difficile da accettare o – come nel caso di quelli più anziani, persino da capire. 

Ad esempio, le nostre nonne stanno tenendo il conto dei giorni di viaggio e continuano a chiederci quanto staremo ancora via, considerando la nostra partenza come una vacanza più che come una scelta di vita.

Anche gli amici hanno reagito in modo vario. C’è chi si è sentito spaesato all’idea di non poterci più incontrare spesso (molti erano anche clienti affezionati del bar, e hanno dovuto quindi digerire sia la nostra partenza, sia il cambio di riferimenti del locale) e chi invece ha da subito capito la nostra scelta e ci ha invitato ad avere il coraggio di viverla fino in fondo.

Dopo un viaggio di questo tipo, pensate di poter tornare a vivere in Italia o magari vedrete talmente tante cose che vi sarà impossibile tornare alla vita di prima?

Come dicevamo prima, la nostra scelta è stata quella di partire per girare il mondo SENZA DEFINIRE ALCUN PROGRAMMA A PRIORI. 

Di conseguenza, non abbiamo mai progettato il nostro ritorno – almeno fino ad ora. Al momento siamo in giro da soli tre mesi e abbiamo visto ancora pochissimo rispetto a quello che vorremmo. Fare il giro del mondo in camper richiede infatti parecchio tempo e per ora il pensiero del ritorno non ci appartiene molto. 

Probabilmente ci vorranno ancora degli anni prima di renderlo un tema importante per noi. Tra l’altro, non escludiamo la possibilità di arrivare in un punto e decidere di volerci fermare lì – per sempre o per lo meno per un po’.

In ogni caso, è proprio vero che non si torna mai quelli che si è partiti. Questa consapevolezza l’avevamo già dall’inizio – tant’è che siamo partiti vendendo il nostro bar e liberandoci di tutto ciò che poteva forzarci a tornare contro la nostra volontà. 

Sicuramente quello che stiamo vivendo ci sta cambiando profondamente – anche semplicemente la scelta di vivere una vita più Green e tutte le nuove esperienze che facciamo quotidianamente – quindi anche se dovessimo tornare a casa non sarà più come prima, semplicemente perché noi non siamo già più quelli di prima.

Cosa fate per rendere i vostri viaggi più ecologici?

La decisione di partire in camper ha portato con se un’importante presa di consapevolezza sul nostro rapporto con l’ambiente. Vivere in camper infatti significa (per come lo intendiamo noi) essere costantemente a contatto con la natura. 

Abbiamo quindi iniziato ad interrogarci sull’impatto ambientale delle nostre azioni quotidiane e deciso di dare una svolta green nelle nostre vite. 

Abbiamo detto addio quasi del tutto alla plastica – ad esempio, usiamo spazzolini da denti naturali, fogli di cera d’api al posto della pellicola per alimenti, ecc – abbiamo scelto detergenti (per noi e per le pulizie) solidi e bio, tutti senza packaging plastico e facciamo grande attenzione a ridurre gli sprechi – utilizziamo sacchetti della spesa personali in stoffa, aggiustiamo gli oggetti che si rompono. 

Lo spreco più grande che abbiamo imparato a conoscere e contenere è però quello dell’acqua. Viaggiare con un serbatoio anziché disporre di acqua corrente illimitata ci ha fatto scoprire quanto normalmente si sprechi in tal senso. 

Non abbiamo rinunciato nemmeno ad un briciolo della pulizia a cui eravamo abituati, sia chiaro, ma oggi facciamo un uso decisamente più consapevole di questa risorsa preziosissima.

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